Cosa collega Amleto a un mulino? Il genio di De Santillana lo ha scoperto. Perché forse, come diceva qualcuno in una commedia diversi anni fa, tra noi e qualunque altro essere umano nel mondo esistono soltanto sei gradi di separazione. E non solo fra esseri umani ma anche fra oggetti, eventi, storie antiche e moderne, latitudini, longitudini, direzioni diverse, inverse, che alla fine si collegano in uno stesso punto. Questo blog è un crocevia libero che si apre verso tutte le direzioni. FRANCESCA PACINI

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domenica, 22 aprile 2007
QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DI ALDA

Sono una donna anziana, di 76 anni, malconcia, che ha subìto diversi interventi di cui l'ultimo all'anca e quindi faccio fatica a muovermi. Mi piacerebbe uscire, scendere le scale (non ho l'ascensore) e fare una passeggiata per le vie della città, bere un caffé al bar, sorretta dal mio bastone. Ma ho paura. Paura del mondo attorno perché è così spaventosamente cambiato. Io sono stata in manicomio per tanti anni, ma dopo la legge basaglia (legge 180 che ha fatto chiudere i manicomi) i matti sono in giro e hanno ragione di essere matti: c'è troppo odio in questa società. Un odio che ha devastato l'Italia e che rende le persone ignoranti, aride e cattive. Non c'è più amore per nessuno. E per assurdo affermo che mi sentivo più sicura in manicomio, anche se so che con questa mia affermazione urterò la sensibilità di molti: io vorrei che riaprissero i manicomi. Dico di più, vorrei ritornarci.Tra le mie quattro mura non mi sento sicura, ho dei vicini terribili, persone inqualificabili. Mi disturbano con il silenzio, se facessero rumore mi farebbe piacere, vorrei sentire le grida dei loro bambini, invece niente, silenzio tombale che mi porta a domandare "sarà in casa?".Poi improvvisamente questo silenzio viene rotto da un rumore violento che ti fa sobbalzare perché non te l'aspettavi e se sei fragile di cuore può anche farti male. È una tortura morale. Madre Teresa di Calcutta diceva che c'è qualcosa di più grave dell'omicidio colposo: l'indifferenza, che può arrivare a uccidere un uomo. Ecco, i miei vicini mi trattano con indifferenza.Non parlano, non si rivelano, fanno comunella tra loro, continuano a vedermi come la donna che è stata in manicomio, una sorta di stigam impresso addosso, che mina la mia identità pesonale, per loro io sono ancora matta,
E anche mia figlia lo è, per il solo fatto di essere nata da me. Ma i veri disturbati di mente sono loro. La gente odia la malattia mentale perché ha paura di essre uguale al malato di mente, molti non lo sanno che sono già uguali ai pazzi. E così li emarginano credendosi sani. I miei vicini di casa ricostruiscono la mia pazzia. Sparlano alle mie spalle perché la mia casa è disordinata, per loro vivo nella sporcizia, loro invece hanno case asettiche, perfette e impersonali ma non si rednono conto che vivono nella sporcizia morale. Il fatto che non mi rivolgano la parola è drammatico.
(Alda Merini, testimonianza pubblicata su D - la Repubblica delle Donne)

Già. Alda Merini non è una donna comoda.
E non vuole esserlo. Tutt'altro.
Ma un'anima sensibile come la sua, tutta pelle, esposta alle variazioni climatiche di un temperamento mutevole, incline alla malinconia e allo stesso tempo dotato di ali, le grandi ali dei folli (folli di saggezza, mi verrebbe da dire), deve fare i conti con la tristezza quotidiana di quel mondo patologico che noi chiamiamo normale. Normale perché dormiamo. Normale perché ci rifiutiamo di vedere le nostre miserie, le nostre patologie, le nostre nevrosi ormai elette a modello sociale.
Sul piano psichico, la differenza tra il "sano" e il "malato", diceva Freud, è solo una differenza quantitativa, non qualitativa. Quantitava. Quindi il confine che separa (apparentemente) i due mondi risiede solo in un accumulo di peso, in un aumento della pressione. Interessante. Molto interessante. Siamo tutti potenzialmente folli. Non si tratta di un gene particolare (perlomeno finora neanche gli scienziati DNAdipendenti hanno isolato e indicato il cromosoma responsabile della follia).
Non si tratta di una virata improvvisa verso territori a noi sconosciuti, in cui si aggirano allucinazioni e fantasmi.
Noi, quei territori, li abbiamo già dentro.
Esistono diversi gradi di follia. Ancora una volta, si tratta di gradi. Di un aumento della temperatura che fa bollire la coscienza, la trasforma in magma esplosivo, lava che cola travolgendo le barriere mentali.
Ma i matti, spesso, sono saggi. Terribilmente saggi.
Vedono cose che noi non vediamo. Sì. E tuttavia queste visioni non hanno solo a che fare con le deformazioni psichiche, le proiezioni, gli stati paranoici o allucinatori.
A volte i matti vedono, semplicemente. Non guardano. Come diceva anche il Piccolo Principe di Saint Exupery, tra il guardare e il vedere esiste una differenza.
C'è un libro bellissimo, Le libere donne di Magliano, in cui Mario Tobino ci regala un affresco umanissimo, perfino" sensato" (sì, c'è un "senso", una direzione, anche nei matti, il loro caos a volte nasconde archietture precise, come accade con i frattali) del manicomio in cui lavora.
La sua domanda è sempre attuale:
"La pazzia è veramente una malattia? Non è soltanto una delle tante misteriose e divine manifestazioni dell'uomo, un'altra realtà dove le emozioni sono più sincere e non meno vive? I pazzi hanno le loro leggi come ogni altro essere umano e se qualcuno non li capisce non deve sentirsi superiore".
Si sentono invece molto superiori, i vicini di Alda.
Lei, la vecchia poetessa pazza, fa paura.
E io mi domando se questo timore non scaturisca proprio dalla voglia di evitare il confronto con uno specchio evidente (in cui l'immagine si inverte, come in tutti gli specchi) che ci rimanda ll nostro reale disordine nascosto dietro le "pulizie" che ostentiamo. Dietro quella normalità in cui infiliamo i nostri disagi, le follie che tratteniamo nel pugno della mano, preferendo chiudere gli occhi e dormire.
Forse le donne di Magliano sono davvero libere.
E noi, noi prigionieri delle nostre paure, degli attaccamenti, dell' incapacità di vedere la follia di una società che si ammala di indifferenza. Una società in cui il cuore si chiude, la mente si ottunde, la ragione sancisce il predominio relegando i fantasmi inconsci in soffitta, insieme al baule con i libri di Freud, insieme alle ombre che potrebbero urtare il magnifico profilo sociale e civile in cui ci illudiamo di vivere mentre forse stiamo invece morendo.
Se solo avessimo più coraggio. Se solo decidessimo di guardare in faccia i nostri matti.
Saremmo allora liberi. Come le donne di Magliano. Come Alda.
Certo, un po' picchiatelli. Ma liberi.


Postato da: Stylos a 08:41 | link | commenti (46)
riflessioni, linguaggi e scritture


Commenti
#1   22 Aprile 2007 - 09:23
 
lo sguardo dei cosiddetti folli mette paura ai cosiddetti normali.
solo questione di gradi, di quantità, di punti di vista, di definizioni.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente heraclitus

#2   22 Aprile 2007 - 09:25
 
Ci sono due cose che mi sono piaciute moltissimo in questo post: la prima è la considerazione della Merini che si augura la riapertura dei manicomi. La seconda è la tua considerazione sul "caos sensato" della malattia.
Riguardo ai manicomi c'è da dire che l'orribile degrado dei pazzi, liberi nelle strade, o affidati a famiglie che a volte non vogliono ma più sposso non possono e non sanno prendersi cura di loro, è uno dei classici "interventi sociali" che mandano fuori dei gangheri tutti i Pleiadiani.
Come i giardini zoologici che per per non urtare la sensibilità degli animalisti si chiamano Bioparchi.
Ma porcaccia la miseria: vogliamo aiutare sul serio i disadattati o seguitare a prenderli per il culo?? Non ce ne importa che vengano presi in cura e osservati da schiere di psicologi ma che vengano accolti da strutture con i mezzi per assisterli e soprattutto per amarli. Non è l'impressione per la loro sporcizia o la loro "pericolosità" che m'infastidiscono. Ma proprio l'indifferenza mascherata da premura sociale.
E' spontaneo un parallelo con wquella legge folle che ha chiuso le cosiddette "case di tolleranza" che ha prodotto la più selvaggia, pericolosa e "libera prostituzione" (chelibera non è in quanto sottoposta allo schifo dello sfruttamento organizzato).
Insomma, ci sono dei folli saggi, ci sono dei folli poeti come la Merini e ci sono dei poveretti che non riescono neanche più a trovare un filo del gomitolo della loro mente. Un posto dove accoglierli e aiutarli fa schifo vero?? Ma che cavolo!! Metteteci sopra una bella bandiera arcobaleno e chiamatelo "biomanicomio". Forse cosi' si riuscirà a farlo!
E riguardo al caos meraviglioso di alcuni folli vorrei osservare che buona parte dei grandi saggi,dei geni o degli innovatori nella storia dell'umanità sono stati presi per matti. Da Socrate a Cristo, a Erasmo a Santa teresa, ecc. ecc.
Dov'è il confine fra follia e genialità? E' un mistero. Le forze celesti e tenebrose si alternano nella mente, e sia le une che le altre possono sconvolgerla. Ma si tratta sempre di uomini, in preda alla loro folle ricerca di se stessi o forse di Dio.
Siamo noi "normali", che temendo (come giustamente dici tu) di riconoscerci matti, spesso esorcizziamo sia l'orrore delle nostre tenebre che la luce dei nostri cieli. E ci perdiamo molto.
Pieffe
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#3   22 Aprile 2007 - 12:39
 
penso a come nell'antichità il "folle" era parte fondamentale di un villaggio e poi penso ai manicomi ed infine alle "case proprie" (carceri solitari), rabbrividisco.
avere il coraggio di guardare nello specchio e magari passarci aumenterebbe la nostra libertà? credo di sì
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#4   22 Aprile 2007 - 13:33
 
"Trovarsi davanti a un pazzo sapete cosa significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica...la logica di tutte le vostre costruzioni"
(Pirandello, Enrico IV)

..e Pirandello sapeva bene cos'è la pazzia, l'ha vissuta sulla sua pelle, nella sua famiglia. E forse è stata grazie anche a questa terribile esperienza che nelle sue amare e vere commedie vi è sempre lo scardinamento di un ordine mentale e sociale prestabilito.
"C'è del genio nella sua follia" commenta l'ottuso cortigiano Polonio ascoltando stupito le capriole mentali di un Amleto. E..ancora, il fool, il giullare di corte, è il matto che può dire la verità in faccia al Re. Piccolo rimasuglio della pazzia come aspetto sacro che era venerata in tempi antichissimi.
Eppure è nel buco mentale che si crea che affiorano le verità, e il cosiddetto matto vi entra fiducioso, mentre il "normale" se ne ritrae inorridito, perdendo preziose occasioni.
Ha ragione Alda Merini (ora mi è più simpatica di quest'estate quando è stata oggetto di altro tema), i cosiddetti "normali" hanno paura che da qualche fessura non ben tappata esca quella parte non controllabile e disdicevole della nostra personalità plasmata da un vivere sociale, e così ci perdiamo il paradosso, il cambio di punto di vista, il vedere una realtà con le sue goffagini e ironie. Ma "manicomio" è sempre stato scritto per di fuori!
Meditiamo,gente, meditiamo.
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#5   22 Aprile 2007 - 13:43
 
I "biomanicomi"...Pieffe sei fantastico!!! Io però non la butterei sulla solita menata della nostra paura dei pazzi perchè in qualche modo non vogliamo riconoscere la pazia latente che è in noi. Direi piuttosto che spesso gli squilibrati sono guardati con diffidenza soprattutto perchè non collaborano in alcun modo nella nostra società. Sono poeti si, sono pittori si (ce n'è uno fantastico nella mia città), sono gente comune si, ma la nostra società non può far conto su di loro. Mi immagino la Merini che magari non va alle riunioni di condominio, che si rifiuta di pagare soldi per la ristrutturazione dell'ascensore, che ha i gatti che sporcano le scale...insomma, una da ghettizzare perchè crea disordine sociale. Ecco perchè viene emarginata; perchè non SERVE e crea problemi. In questa società berlusconiana del "produco ut des" non c'è spazio per la fantasia e per la poesia.

Balena
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#6   22 Aprile 2007 - 15:21
 
Scusa, cara Balena, ma non riesco a capire cosa ci "azzecchi" la società Berlusconiana con il fatto che un matto in condominio (alla Merini) crei problemi e scompigli le normali regole del vivere civile. A te farebbe piacere avere una persona...poco controllabile come vicina di casa? Ho un familiare che si è visto casa mezza arrostita da un vicino squinternato che ha metodicamente buttato benzina su tutti i libri che aveva in casa e ha mandato in malora anche l'appartamento di sopra. Ebbene, già in passato questo novello Nerone aveva acceso altri falò nella sua dimora, ma nessuno aveva potuto farlo ricoverare. Come madre, saresti tranquilla a lasciare a casa i tuoi figli con un vicino così? Con tutta la carità cristiana non è il fatto di produrre o no...,di parassiti ne abbiamo tanti, soprattutto nella classe politica, ma è "l'imprevedibilità" e pericolosità di certe menti disturbate (e qui ancora ci includo certi politici) che preoccupa chi si deve occupare di un certo ordine civile. Certamente non sarà il caso della Merini, ma ci sono esempi di disagio sociale molto eclatante...magari si limitassero semplicemente a non collaborare!
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#7   22 Aprile 2007 - 17:45
 
la follia ha il suo ordine e la logica la sua pazzia. la fede nella ragione non è forse più folle della fede in Dio, il quale almeno ha il vantaggio di non poter essere pensato?

attenzione che Berlusca dice da sempre di amare Erasmo ed il suo elogio

ciao
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#8   22 Aprile 2007 - 21:50
 
parlardi adoro i tuoi commenti, come sempre. sì, la scuola di Ghezzi ha generato pensieri...labirintici e notturni. che adoro.

Petula e Balena mi sono divertita a leggere il vostro scambio. credo tuttavia che le posizioni non siano così distanti come sembra. entrambe, comunque, siete convinte del fatto che qualcosa funziona se serve. il problema, credo, sta solo nel vostro approccio, colorato, porbabilmente, da atteggiamenti diversi (più progressista l'una, più tradizionalista l'altra) che però alla fien convergono su uno stesso punto: la qualità della follia.
Grazie, Petula, per averci ricordato le qualifiche del matto, che conosce sempre le giuste parole di passo. Senza matto non c'è neanche re.
A tal proposito, mi viene il mente anche la famosa carta dei Tarocchi, che esprime inquietudine (mi ha sempre turbato, questa carta) ma che allo stesso tempo invita all'andare fuori da schemi. L'importante...è non abbaiare alla Luna (c'è la saggezza folle e la follia senza saggezza).
comunque, come non pensare anche, come fa Balena, che la poesia sia stata accantonata?

Petula, se hai qualche citazione folle da proporci, siamo qua.
Io ricordo, al di là del bellissimo Qualcuno voloò sul nido del cuculo, anche Bird-le ali della libertà. Ecco due esempi di cinema impegnato a mostrare gli interstizi della normalità e il suo strano rapporto con la follia...
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#9   23 Aprile 2007 - 09:56
 
La cosa che più mi colpisce è il silenzio che accompagna la pazzia, di questi tempi, dopo che - nella mia gioventù- le mura dei manicomi erano state abbattute e questo gesto, nelle intenzioni di chi l'ha voluto e fortemente sostenuto - Basaglia- non voleva significare che dei "matti" non ci si doveva più interessare o che non c'era più malattia mentale, ma proprio l'opposto : che era necessario abbatere il muro che fittiziamente separava il mondo "normale" e il mondo "malato", perchè i "normali" vedessero cosa era la malattia e la malattia non fosse più considerata anormalità. Insoma in quei tempi per noi giovani il tema della malattia mentale era un tema molto presente. Oggi invece solo silenzio, un silenzio carico di significati,sono sguardi di sottecchi, come dice la Merini, solo giri larghi per non incontrare chi ci sembra solo pericoloso. Ma mi sembra che le stesse cose si possano dire per ogni manifestazione di "devianza". Quanto ai film da suggerire, propongo uno sconosciuto - credo- Silvano Agosti, La seconda ombra, che racconta appunto la storia di Franco Basaglia. Buone cose. alessandra
utente anonimo

#10   23 Aprile 2007 - 12:57
 
Conosco bene Agosti (non ve l'aspettavate da un reazionario come me, eh?) che ha una sua sala cinematografica a via degli Scipioni a Roma, dove proiettano spesso un ottimo cinema d'essai. E il film consigliato da Alessandra è assai interessante anche se fare un film su un uomo politico è cosa che, sulle Pleiadi, ci fa venire l'orticaria.
Ma per Basaglia, per la Merlin e per tanti altri "abbattitori di muri" compresi quelli di Berlino vorrei proporre un piccolo, sicuramente spiacevole, ma e tuttaltro che pindarico ragionamento.
Se si abbatte un muro e non ci si preoccupa di calcolarne tutte le conseguenze vuol dire che l'enfasi politica, o sociale, o religiosa,... o quello che vi pare, ottunde i processi sinaptici. Vuol dire che si previlegia il consenso delle masse con dei facili moralismi e si consente la rovina di molte persone in cambio di qualche piccolo tripudio comiziesco.
Nessuno tra gli amici del Mulino, può pensare che io sia filocomunista, per cui posso tranquillamente dire che, a mio pleiadiano e modestissimo avviso, il processo innescato dal papa precedente (santo subito, ovviamente) e l'abbattimento del famoso muro è stato un casino grandioso. Andatelo a dire ai rumeni che rimpiangono quando si mangiava poco ma tutti in confronto ad ora che mangiano in pochissimi... e gli altri crepano di fame. Attenzione. Anche il Vajont era un muro.
Non voglio dire che i muri non POSSANO anche essere abbattuti, ma che prima di abbatterli bisogna domandarsi che cosa ci si fa con le persone che stavano da una parte e dall'altra del muro stesso. Processo neuronale questo che, per gli uomini politici i cui pensieri non vanno al di la del voto, è sempre stato decisamente troppo arduo.
Pieffe
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#11   23 Aprile 2007 - 13:01
 
Ora dirò qualcosa che farà arrabbiare tutti ed è politicamente scorretto. Innanzitutto Alda non mi sembra per nulla pazza e inoltre non mi sta simpatica. Mi dispiace per lei, ma Alda soffre e una delle conseguenze del suo malessere è l'incapacità di vedere il buono nel mondo e nelle persone. Il suo scritto è permeato da sfiducia e scoraggiamento, certo giustificati dalla vita infelice che ha avuto, ma la descrizione che fa della realtà non è certo obiettiva. E non ci vuole Freud per capire che l'odio che sente intorno a se esiste innanzitutto dentro di lei e colora il mondo che la circonda. Alda odia il mondo e attribuisce questo odio al mondo che odierebbe lei. Mi chiedo se lei parla ai suoi vicini e se li saluta. Credo di no. Alda pretende un'attenzione e un amore che non è disposta a dare. Vorrebbe essere accudita a vita da una struttura ma non si sogna di fare un sorriso ai suoi vicini, che "la disturbano con il loro silenzio". Lei non gli ha mai parlato, ma sa che sono persone "terribili", "inqualificabili". E questa è la maledizione della nostra epoca: tutti pretendono dagli altri ciò che non si sognerebbero a loro volta di dare. Tutti sono ben contenti di prendere e si incazzano come bambini frustrati quando gli altri non danno con prontezza ancor prima di aver ricevuto una vera richiesta. I vicini vengono odiati e guardati in cagnesco, accusati di fare silenzio e di pulire le loro case, di fare comunella e di essere dei disturbati di mente perchè non si sprosciuttano appresso a una persona che li guarda con astio. Certo, in un mondo ideale sarebbero tutti dei bodhisattva realizzati, straboccanti di compassione per Alda, che, mentre loro le parlano con grossi sorrisi, li manda a quel paese, realizzando finalmente il sogno di ricevere, ricevere, ricevere, senza dare mai nulla in cambio. Ma questo non è un mondo ideale, questa è la creazione, che tutti contribuiscono a plasmare giorno per giorno, anche Alda. Il male esiste, ma per sconfiggerlo bisogna prima di ogni altra cosa vederlo in noi stessi. E passare la vita a criticare tutto e tutti non porta nessuno da nessuna parte. Il mondo è pieno di Alde, di persone amareggiate e incattivite che accusano il mondo di cattiveria e incivilità. Alda non è folle, è solo una delle tante persone che nessuno aiuta perchè troppo occupati a compatirla. E' questo il problema.
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#12   23 Aprile 2007 - 15:25
 
songofthesybil
hai un nome orribile, un avatar straordinario e, porca miseria, hai detto delle cose perfette. Da parte mia non solo non mi arrabbio affatto ma ti dico che il tuo è un commento straordinario che, oltretutto, condivido in pieno.
Pieffe
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#13   23 Aprile 2007 - 15:41
 
"Bambino" di Alda Merini
Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe che portino la pace ovunque e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.



Alda Merini



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#14   23 Aprile 2007 - 16:45
 
"I beni più grandi ci vengono dalla follia naturalmente data per dono divino".
Per Platone infatti anche la follia è un'esperienza dell'anima, nella consapevolezza che le esperienze dell'anima sfuggono a qualsiasi tentativo che cerchi di fissarle e disporle in successione ordinata perchè, al di là di ogni ordine razionale, l'anima sente che ogni ordine razionale è sfuggente, che il non-senso contamina il senso, che il possibile eccede sul reale, che ogni tentativo di comprensione totale emerge da uno sfondo abissale che è caos, apertura, spalancamento, disponibilità per tutti i sensi. Intermediario tra il mondo della ragione e il mondo della follia è Amore...

...Amore, infatti, è sì un evento duale, ma non tra te e me, ma, grazie a te, tra il mio ordine razionale e l'abisso della mia follia.

Umberto Galimberti
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#15   23 Aprile 2007 - 17:46
 
Biancas
Credo che stiamo dicendo cose simili ma in modo diverso. Mi sembra che la critica di songofthesybil si riferisse al personaggio e non ai contenuti poetici né tantomeno alla "funzione sacrale" di un certo tipo di follia. Forse c'è un tipo di pseudofollia un po' "paracula" e molto "trend" facilmente sfruttabile e vendibile.
Io non so quale abbia la Merini ma mi viene in mente che oggi, artisticamente, è assai più facile spendere un "disaddato incazzato" che un borghese, magari neanche piccolo piccolo.
Pieffe
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#16   23 Aprile 2007 - 17:56
 
PETULA:
Ci azzecca eccome la società berlusconiana con il rifiuto di chi non SERVE. Se non produci, e i matti producono solo follia, non servi e allora li ghettizzano.
Certo, io parlavo della Merini, di una folle "normale", mica di Jack lo squartatore!!!
E poi guarda che il rischio, e i fatti ultimi di cronaca ce lo ribadiscono, non viene tanto dai pazzi dichiarati (che il più delle volte sono sotto osservazione) ma dalle persone apparentemente normali che un giorno o l'altro esplodono in tutto il loro potenziale distruttivo.
Pace? E poi guarda che siamo quasi consuocere visto che Merlino è follemente innamorato della tua meravigliosa Petula.

Balena
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#17   23 Aprile 2007 - 18:30
 
Cara Balena,suocera e consuocera, ogni tanto facci vedere Merlino & C. che i loro musetti ci mancano. Loro che sono i più saggi tra gli animali sanno che cos'è importante: mangiare, dormire e cacciar lucertole.
Però...se il micio Merlino in un momento di follia amorosa volesse improvvisarsi poeta e decantare le mie vibrisse, ne sarei molto, molto lusingata.
Ma digli di non usare lo stile della Merini, perchè secondo me, ha un sentimento d'amore che non decolla.

SONGOFTHESYBIL: interessante e in molti casi verissimo il tuo punto di vista.
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#18   23 Aprile 2007 - 18:34
 
Non mi sembra che Basaglia fosse un politico, era prima di tutto uno psichiatra e quello che ha fatto l'ha fatto in un periodo in cui credo ci fossero altre possibilità e aperture tali da fargli pensare che la sua idea fosse praticabile. Se poi tutto si è ripiegato su se stesso e le idee come quelle di Basaglia si sono perse per strade, come tante altre, non credo sia colpa sua. Forse il problema è- in certi momenti me lo chiedo- che non esistono più uomini e donne che credono nelle loro idee e le portano avanti. Ma non lo so se è davvero così. Quanto a Alda Merini, mi pare che songoecc.ecc. faccia lo stesso errore di cui l'accusa nel suo commento : la giudica senza conoscerla. E poi la chiama Alda, come se ci mangiasse la minestra insieme tutte le sere.
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#19   23 Aprile 2007 - 19:45
 
Acccidenti, ora devo rincorrervi...pant pant

Songofthesybil , il tuo intervento espone la tua intelligenza alla luce del sole, ne ricava la misra della profondità e dell'altezza. Sono d'accordo con te (ero sicura che anche Pieffe lo fosse), misuriamo il mondo attraverso i nostri vissuti, proiettandovi i colori delle nostre emozioni, delle nostre paure, delle nostre architetture mentali. Quanta poca riconoscenza, oggi, del debito verso Freud, accantonato a favore di fast-terapie mordi e fuggi (E che te frega della causa? Tu rimuovi l'effetto...ma per favore).
Tornando a quanto affermi, condivido, dunque, il sistema della proiezione, ma l'arguzia delle considerazioni non è caritatevole nei confronti di una donna che in fondo li rimprovera "per i loro silenzi", in un mondo in cui fanno a pezzi i bambini perché ci disturbano con i loro rumori, in cui si massacra un vicino per un televisore troppo alto...o un colore di persiana poco attraente, chissà...
Insomma, sicuramente in lei vive anche il bambino "offeso" che reclama amore senza riuscire magari a darlo, ma perlomeno è un bambino che ha il coraggio di protestare.
E, comunque, pensa anche agli altri bambini, quelli che dormono nei suoi vicini, pronti a negare l'aiuto a una donna vecchia, e sola. Magari antipatica, magari eccentrica, ma sola, indifesa.
Poi ci stupiamo se si trovano cadaveri in stato di decomposizione in un palazzo, magari anche dopo quattro mesi di tempo...
Una donna albanese, quest'estate, mi disse che noi italiani avevamo tante cose. eravamo un bel paese ricco, con la gente che si riempe la pancia tutti i giorni, che cambia l'auto ogni quattro anni, che va sempre a cena fuori e si fa il suo viaggio annuale...
ma non avevamo il calore della comunità. lei si stupiva di come i vicini non si salutassero, di come non si accorresse per aiutare la donna anziana che trascinava la spesa, di come non si cucinasse anche per lei, la sera...
"Siamo una grande famiglia, in ogni palazzo", mi disse malinconicamente. "Forse perché siamo poveri, e abbiamo solo noi stessi. E allora è meglio così, in queste cose, quelle che contano..." aggiunse.
Aveva ragione. Anche loro hanno tante brutte cose, il mondo è pieno di schifezze, a ciascuno quelle relative al territorio di appartenenza...ma l'indifferenza, ripeto, fa male.
Poi, sì, ognuno vede il suo male all'esterno, vede i pezzi "storti" di sè. D'accordo. esiste la capacità di rileva, con il radar, ciò che ci appartiene. ci colpisce ciò che ci appartiene, in effeti. ma questo non scusa l'esilio che facciamo del matto, non alleggerisce di un grammo il peso di chi, sordo, ostinato, indifferente, passa a occhi chiusi sul prossimo...

pessimesempio sì, Basaglia era uno psichiatra. Purtroppo, oggi, non ci sono più i Mario Tobino, che raccontano delle libere donne di Magliano, ma i Raffaele Morelli con le loro cento regolette per la felicità...
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#20   23 Aprile 2007 - 23:08
 
Torno dagli abissi del profondo sud e scopro un sito rinnovato e un blog sempre più interessante. Ma non potete sapere cosa vuol dire, per una famiglia normale, assumersi il carico di un matto vero, di quelli violenti, che periodicamente tentano il suicidio...o l'omicidio. Oggi c'è quell'aborto terapeutico che si chiama ASL, dove ricoverano il "matto" solo se uno chiama il 118 in situazioni di grave pericolo. Questa si che è una pazzia. La Merini, in fondo è solo un po' rompipalle e ha quel narcisismo caratteristico di coloro che si sentono i più disgraziati del mondo e vogliono assolutamente non perdere il primato. Mi dispiace per lei ma non è una matta d.o.c.
Ciao Franci e scusa la lunga assenza ma sono, purtroppo, indaffaratissimo.
Katamedia- Palermo
utente anonimo

#21   24 Aprile 2007 - 07:51
 
no, non è matta. è ipersensibile e ha mani di passero come scriverebbe Garcia Marquez. Quanto al narcisimo, più o meno ne siamo affetti tutti.
comunque non "se la tira", quanto a proclami di sfortuna, perché davvero le cose stanno così, lo ha detto più volte. poi ha mille difetti, la Merini....ma le sue poesie li riscattano.
a tal proposito, grazie Bianca per le tue parole e per la citazione
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#22   24 Aprile 2007 - 08:42
 
pessimoesempio: la chiamo Alda perchè questo è il suo nome. Chiamarla "la Merini" mi sembra orrendo, manco fossimo a scuola o in caserma.
No, la mia osservazioe non è caritatevole. Ma voleva solo far vedere come una risposta nel merito, per quanto sgradevole, fatta a una persona che vuole, pretende, estorce carità al suo prossimo, potrebbe, se qualcuno si prendesse la briga, aiutarla di più, a lungo termine, di una quantità di parole spese per darle ragione:"Si, il mondo è un inferno, i tuoi vicini sono degli stronzi e tu fai bene ad odiarli e a disprezzarli. Si, è vero, loro ti odiano perchè hai passato del tempo in manicomio, sono dei razzisti che vorrebbero vederti rinchiusa di nuovo per non dover affrontare la loro cattiva coscienza." Non discuto che ci sia del vero in tutto ciò, ma esiste anche l'altra campana, che finora nessuno aveva suonato. Il mio punto non è certo quello di giudicare e criticare Alda, ma è quello di non trattarla come una minorenne/minorata/minus habens. Lei porta il peso, come tutti, di una parte della responsabilità di ciò che vive e un'anima davvero caritatevole glielo farebbe notare. Nel Vangelo c'è la bellissima parabola dei talenti (che oggi è considerata politicamente scorretta, infatti durante le letture viene spesso omessa la fine):
Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.
Ora, lo stridore di denti è forse un pò eccessivo, quello che però voglio dire è che, anche se ne hai ricevuti pochi, di talenti, ciò non ti autorizza a seppellirli in giardino e a non farli fruttare. Una lezione questa oggi dimenticata in favore di un assistenzialismo e di un buonismo che nuocciono innanzitutto a chi li riceve.
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#23   24 Aprile 2007 - 10:53
 
Cara Songofthesybil, la parabola dei talenti è bellissima, sono d'accordo. Non la trovo neanche particolarmnete dura. Come non è eccessivo il tuo "stridore di denti", come lo chiami. Nessuno può seppellire i suoi talenti, nessuno. Infatti la Merini non lo ha fatto, i suoi talenti son tutti venuti fuori, insieme alle sue - parecchie - ombre (oddio, basta però...altrimenti semmbra che voglia farla santa! tutt'altro, invece).
Qui però si provava a parlare del rapporto tra sanità e follia (il riferimento al libro di Tobino non è vasuale) e ditutti quelli che, volati sul nido del cuculo, vengono per forza emarginati, diventano oggetto di sguardi obliqui.
L'assistenzialismo e il buonismo a tutto campo sono ben altra cosa, non era a questo che si puntava nell'intento di questo post.
I buddisti dicono, ad esempio, che fare la carità a un mendicante non serve, perchè non lo aiuta a cambiare il suo karma. I cristiani invece fanno della carità un atto fondamentale.
oggi manca Pieffe, altrimenti sarebbe subito intervenuto, ci scommetto, a proposito dei concetti di "carità" e "assistenzialismo". Carità è sacrificio, dono di sé, spartizione della carne, l'assistenzialismo è, appunto, un "ismo", un buonismo, un "volemose bene", un cercare di fare (invece di "essere")non come atto di coscienza ma come imperativo mentale, come "ci hanno detto che dobbiamo fare così"....
Ecco perché è così difficile muoversi nel terreno minato dell'aiuto al prossimo.
Lo sto aiutando davvero? O sto invece nascondendo il mio egoismo?
Chi emargina chi?
Di certo la nostra società, accanto all'assistenzialismo, ha piantato, conficcato in terra, e saldamente, un altro ismo: quello dell'egoismo.
sarà egoista anche la Merini, come i vicini. come noi tutti.
l'importante, ogni giorno, è cercare di raccontarsi la verità. davanti a se stessi e agli altri. impresa difficilissima. solo se "conosco me stesso" davvero saprò come usare i miei talenti...
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#24   24 Aprile 2007 - 11:24
 
Assistenzialismo? oggi ti sembra di vivere in un paese assistenzialista? Ma giri per le strade o te ne stai chiuso in casa? non so se vivi in un isola felice, ma io non avevo mai visto fino ad oggi la gente che cerca dentro i cassonetti dell'immondizia, non so bene cosa perchè non ci arrivo a immaginare di cercare qualcosa là dentro. Non siamo in uno stato assistenzialista e lo saremo sempre meno. Ma non confondiamolo con quello che è il diritto di tutti a vivere una vita decente. Al di là delle ideologie.
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#25   24 Aprile 2007 - 12:07
 
beh, fpacini, speriamo allora che nel Grande Ateneo Celeste/
Istituto di Cultura valgano le pubblicazioni e i meriti artistici. Sono convinta che nel caso di Johann Sebastian Bach sia così, per Alda Merini non so...prima che vi arrabbiate tutti, sto scherzando. Dico sul serio però quando auguro alla povera donna un pò di serenità in più e un pò di poesie su bambini e aquiloni in meno. Uno dei "talenti" che essa possiede e che "karmicamente" conta forse di più delle poesie e delle lettere a D di Repubblica, è la figlia e lei sta provvedendo, come scrive lei stessa, attivamente ad emarginare anche lei, invischiandola nelle sue irrazionali faide contro i vicini. Ribadisco inoltre il concetto che Alda Merini non è pazza, casomai eccentrica e con un gran brutto carattere. Questo fa di lei un grillo parlante, una Cassandra, una profetessa nel deserto? Non saprei dire. La pazzia (quella vera) apre finestre su altre realtà, su altre consapevolezze? Può darsi, in alcuni rari casi, ma spesso le finestre si spalancano sugli strati più bassi e meno nobili della psiche. Mi viene in mente una signora che gira nel mio quartiere e che insulta tutti nei modi più coloriti, dando della mignotta a signore di mezza età col carrellino della spesa. Folcloristico, imbarazzante, magari in alcuni casi un disagio terapeutico che ci costringe a confrontare la voglia di noi tutti di girarsi dall'altra parte, ma certo non l'indice di qualche arcano contatto con il Divino, piuttosto di qualche turba/abuso a livello sessuale.
Per quanto interessanti per uno psichiatra, e utili per sviscerare la nostra ipocisia e il nostro perbenismo, non ci mettono certo in contatto con il Sacro. La sgradevolezza verso il prossimo non è sacra, se non nel senso che può, come ogni vizio e difetto umano, essere visto come specchio e come monito e indurci a migliorare. Il tema invece della follia e del suo sconfinamento con gli stati alterati di coscienza è certo affascinante, ma in quei rari, sparuti casi, forse quella non è affatto follia e malattia mentale, ma ha solo alcuni sintomi esteriori in comune. Se alcune Sante erano anoressiche, non vuol dire che tutte le anoressiche sono sante.
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#26   24 Aprile 2007 - 12:58
 
è tutto chiaro, distinguere il bianco dal nero, chiamare le cose col loro giusto nome, ordine, disciplina e pulizia, anche se per farla dobbiamo spazzare la polvere sotto il tappeto. Ma sì che crepino in pace!
amen.
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#27   24 Aprile 2007 - 13:09
 
pessimoesempio: anche se dovrebbe essere ovvio. Non ho mai detto che i deboli (fisicamente o mentalmente) non debbano essere assisti. Li vedo anche io i poveri e i disperati. L'assistenzialismo a cui mi riferisco è quello nel quale si buttano sacchi di grano transgenico, che non si può seminare, da aerei nel Darfur, per fare si che gli assistiti rimangano bisognosi di assistenza per sempre. Questo vale anche per le istanze psicologiche, alle quali mi riferivo nella fattispecie. E' ovvio che ogni persona anziana, in una società civile, debba avere la possibilità di vivere una vita dignitosa. E in questo, come diceva fpacini, ogni villaggio albanese è più civile di Roma o Milano. Ma la felicità e la serenità non sono cose che si possono distribuire per decreto. Ognuno se le deve costruire per se stesso, nei limiti delle proprie capacità. E' ovvio che tutti auspichiamo un mondo più giusto, bello e buono, una società più equa e giustizia per tutti. Ma la storia dell'umanità dimostra che non esiste una ricetta facile per ottenere tutte queste cose. Quello che si può fare, anche se non si è stati fortunati, è di cercare nel proprio cuore pace e la capacità di amare. Questo è dato a tutti. Per esempio, le persone Down, che secondo i canoni correnti non sono certo fortunate, e che la società emargina al pari di chi ha problemi di malattia mentale, hanno per natura il canale del cuore particolarmente aperto, cosa che può testimoniare chiunque ne conosca una. Questa è una grazia che li rende molto speciali e che fa si che siano molto più fortunati di qualunque persona amareggiata e arrabbiata con il mondo, per quanto intelligente.
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#28   24 Aprile 2007 - 16:31
 
Eh si, la penso decisamente come songofthesybil, non aggiungo niente e sottoscritto quanto ha già detto.
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#29   24 Aprile 2007 - 18:11
 
Non lo so, sono sempre piuttosto perplessa a sentir parlare di grazia e bellezza stando da un'altra parte. A me sembra molto carità pelosa, come si diceva una volta. Ma qui chiudo, per non offendere qualcuno. Il discorso è lungo e come al solito, quando i discorsi si fanno lunghi e articolati, la rete rivela la sua difficoltà di mettere correttamente in comunicazione le persone.
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#30   24 Aprile 2007 - 18:15
 
i poeti sono narcisi, vanitosi, alteri, sadici, cattivi, se si tratta di donne poi...
non conosco la poesia della alda merini, ma semmai la trovo buona e quasi borghese a prendersela nel particolare coi suoi vicini, quindi poco poetica...
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#31   24 Aprile 2007 - 19:03
 
per fortuna c'è qualcuno che dà ancora un pessimesempio...

bye

biancas
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#32   24 Aprile 2007 - 22:17
 
sì, pessimesempio , è varo, la rete mette in difficoltà una comunicazione approfondita, però si può sempre provare.

parlardi " poeti sono narcisi, vanitosi, alteri, sadici, cattivi". come no. hai ragione. ma sono anche fragili, lirici, malinconici.
La poesia della Merini tocca vette che sublimano, nel tratto lieve dei suoi pensieri, le sue miserie. solo lì, solo in quel momento magari, ma accade. poi ognuno si trascina dietro la sua pesante (ma straordinaria) umanità fatta di schifezze, miserie, debolezze. Pensa a Pasolini, capace di poesie così soavi, rarefatte, pulviscolari, e allo stesso tempo di vivere tirando su i ragazzini a Piazza Esedra, annegando nello "sregolamento dei sensi" di cui parlava Rimbaud...

songofthesybil >/b> hai toccato un tema a me molto caro, quello dei bambini down. una mia amica ha un bimbo down, ho passato moltot empo con lui, ne ho anche parlato sul post a proposito del piccolo aborto vivente che per cinque giorni ha dilaniato le coscienze al Careggi
http://www.silmarillon.it/default.asp?numeroID=14§ion_ID=L'impiccione%20viaggiatore

Sì, è un dono cel Cielo, come dice la sua mamma. Ma è anche paura e disperazione. Specie quando si gonfia di rabbia e morde il mondo. Quando ha crisi di nervi, quando assale le persone...Attenta, quindi, a non farne "un santino" perchè, come per la Merini, come per chiunque, l'ombra vive a fianco della luce. E avanza con lei.

Francesca
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#33   24 Aprile 2007 - 22:23
 
scusa, songofthesybil volevo segnalare il post in cui citavo il figlio della mia amica, ho messo il link della rivista nel quale è stato pubblicato ma mi sono sbagliata, bastava rimandare al psot del 9 marzo 2007, Lettera a un bambino nato.

Continuo a pasticciare con l'html e i grassetti, perdono...

francesca
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#34   25 Aprile 2007 - 07:36
 
francesca, tutti i bambini a volte si gonfiano di rabbia e mordono il mondo, se no non sarebbero bambini. è quando diventano adulti che le persone Down diventano diverse dalle persone "normali". I normali vanno in giro azzannando il prossimo, le persone Down diventano catalizzatrici in sè e intorno a sè di allegria e sorrisi. Provare per credere.
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#35   25 Aprile 2007 - 08:22
 
cara/o pessimpoesempio. Un pò mi lusinga che tu mi collochi in una astratta "altra parte" dalla quale, lontano da ogni contatto con le brutture del mondo, io mi occupo di grazia e bellezza. Già mi vedo, sul prato all'inglese circondato da roseti, dipingere aquerelli, mentre un maggiordomo mi versa il tè. Niente male, come fantasia. Personalmente amo molto i discorsi lunghi e articolati, che ci salvano dalla superficialità e dalla banalità e ci fanno scoprire le mille sfaccettature e la complessità del vivere. Trovo poco generoso da parte tua troncare un discorso con vaghe accuse di "carità pelosa" (magari un giorno mi spiegherai cos'è, non ho mai sentito il termine), solo perchè il tuo interlocutore non è daccordo con te. E qui mi taccio anch'io, mi attendono nell'ala ovest, se mi volete scusare....
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#36   25 Aprile 2007 - 11:15
 
ho provato, ci ho creduto, l'ho anche raccontato. ma bisogna stare attenti a non idealizzare nulla, neanche la bontà e la fucina di sorrisi dei bambini down. c'è quello, c'è il resto.
Te lo ripeto, ho visto down, grandi e piccoli, far scatirre sorrisi ma li ho anche visti aggredire, insultare, picchiare. li ho visti farlo anche con chi cercava di far loro del bene. vedi, è come per i pazzi: ci sono le chiavi "del cielo" ma ci sono anche i macigni che sbarrano la prta...dipende dalle situazioni, dalle potenzialità dalle circostanze. Il "sentire" più fragile, senza barriere mentali, senza filti emotivi, come quello dei poeti e dei bambini down, può produrre tanta luce ma può anche fare tanta ombra.

"Carità pelosa" non l'avevo mai sentito dire, neppure io. Che significa, Pessimesempio?

Un saluto a tutti

Francesca
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#37   25 Aprile 2007 - 15:01
 
Qui di "pelosa" ci sono solo io, come si evince dall'avatar, e Francesca mi ha preso spesso in giro per questo.
Credo che carità pelosa sia quella che viene fatta per un tornaconto, morale (mi metto la coscienza a posto) o materiale (mi faccio pubblicità), ma aspetto lumi da Pessimoesempio.
Songofthesybil, non c'e forse qualche gatto nel tuo giardino all'inglese? Potremmo fare amicizia e cacciare insieme lucertole. Comunque son d'accordo con te e come Enzas sottoscrivo!
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#38   25 Aprile 2007 - 15:16
 
Petula ma tu...devi essere caritatevolissssimissima!!!
però ti sei confusa....qual è il parere di Enza? Forse intendi Bianca?
Songofthesybil la questione bambini down mi tocca personalmente, perciò penso di aver già detto tutto quello che posso.
Trovo le tue affermazioni molto acute, straordinarimente sagaci, ma come tutti noi, perchè tutti lo facciamo, alla fine finisci forse per idealizzare troppo alcuni aspetti o alcune realtà. Ripeto: molti Down, anche da piccoli, non avendo filtri mostrano anche tutti i loro lati violenti, aggressivi. E sono dunque estremi, radicali, come molti poeti. Senza pelle per usare una straordinaria definizione che dato il titolo a un film di una quindicina di anni fa. Però ricordiamoci, a proposito della Merini e degli altri poeti, quello che disse Moravia durante i funerali di Pasolini: "Ne nascono pochi, di poeti, in ogni secolo".
I due possono starci antipatici o meno (personalmente detesto Moravia), ma lui aveva ragione, le sue parole non erano sbagliate (finora nessuno ha battuto le meraviglie di Omero...pensa quanto sono rari).
Invece, di
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#39   25 Aprile 2007 - 15:18
 
l'ultima parte del mio commento è stata mutilata...
si vede che non dovevo scrivere alcune cose.

Petula mi stai per caso sfidando con l'html?
sicuramente sei meno pasticciona di me!!:-)
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#40   25 Aprile 2007 - 15:41
 
Francesca, volevo proprio dire Enzas, commento n.28 in cui si trovava d'accordo con Songofthesybil.
Con l'html sono alle prime sfide!
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#41   25 Aprile 2007 - 16:03
 
buona sfida .
Vincerai, come sempre...
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#42   25 Aprile 2007 - 18:00
 
Carità pelosa è per me quella che serve o per proprio tornaconto (ma non è questo il caso) o per mettrsi a posto la coscienza. Io intendevo questo secondo caso, senza però voler offendere nessuno. Sul provare a discutere in rete, credo che valga la pena provarci, non sono convinta altrettanto che si possa sempre fare. Le parole sono sfuggenti, molto personali purtroppo e credo che lo scrivere - non parlo di narrazione, solo di scrivere per esprimere la propria opinione su un argomento dato- riveli i suoi limiti in quanto in casi del genere i nostri discorsi spesso sono accompagnati dalla gestualità del copro e del volto che serve ad accrescere di significati le cose che diciamo e spesso ad evitare fraintendimenti, che invece in rete sono da questo punto di vista piuttosto frequenti. Soprattutto perchè a volte la scrittura in rete è una scrittura poco articolata. devo dire che non è il caso di questo blog, ma ho sempre paura che il rischio sia in agguato. Il fatto di collocare songo>/b> dall'altra parte , non era metterlo nei giardini all'inglese e probabilmente non riguardava solo lui, ma un po' tutti noi quando parliamo di altri (malati, matti, down, barboni) e diamo "giudizi" sul loro stare/essere al mondo, senza vivere certe situazioni sulla pelle. Io ho sempre molto pudore ad accosatrmi a situazioni di questo tipo e mi astengo sempre da qualsiasi forma di giudizio. Non so, forse è sbagliato, ma non potrei fare altrimenti. Mi scuso se sono sembrata un po' categorica: non era un voler troncare il discorso perchè l'altro non era d'accordo con me, era un fermarmi per evitare di diventare rischi di fraintendimento. Buone cose.
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#43   25 Aprile 2007 - 18:01
 
C'è qualche problema con i tag, a quanto vedo...
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#44   25 Aprile 2007 - 18:06
 
Petula, sarei onorata di averti mia graditissima ospite sul prato all'inglese. In un angolo, sotto al salice piangente, c'è un ciuffo di erba gatta che potrebbe essere di tuo gradimento.

Il mistero sulla "carità pelosa" si infittisce.
Se diamo per buona la definizione che ha dato Petula, cioè di una carità con un vizio insito, non vedo come ciò che ho scritto possa aver suscitato questa accusa. Mi spiego.
Se dovessi esercitare ciò che io considero vera carità, nel caso specifico di una vecchia signora con un carattere difficile che le rende la vita un inferno, e cioè andare a dirle ciò che NON vuole sentirsi dire e che nessuno ha mai avuto il coraggio di dirle, qualcosa come: "Guardi che forse parte del suo disagio dipende anche da lei, è lei stessa a produrlo, ogni giorno, lei stessa avvelena l'aria con la sua ostilità e contribuisce a rendere il mondo un posto peggiore di quello che potrebbe essere, almeno nel suo condominio. Lei non ha il diritto di accusare gli altri di fare ciò che lei stessa fa allegramente, cioè ignorare il prossimo, complottare alle sue spalle, odiarlo e condannarlo senza nemmeno conoscerlo sulla base di un pregiudizio. Il fatto di essere stata in manicomio non le ha garantito un'esenzione a vita dal trattare gli altri con rispetto e non la autorizza a odiare il mondo". Beh, se elargissi queste perle di saggezza (naturalmente indossando un casco integrale), secondo voi, QUALE TORNACONTO potrei ricavare mai oltre a un calcio nel sedere e il biasimo di tutti, che mi accuserebbero in coro di infierire crudelmente su una vecchia pazza, che va invece assecondata e blandita? Quale pubblicità? Quella di finire sulle pagine di cronaca del Messaggero? "Nobildonna snob gettata dalla finestra da nota poetessa, sono dovuti intervenire i carabinieri per salvarla dalla folla inferocita. Ci sono volute ore per sedare gli scontri che sono andati avanti tutta la notte".

Come diceva Oscar Wilde "If you want to tell people the truth, make them laugh, otherwise they'll kill you." "Se vuoi dire la verità alle persone, falle ridere, altrimenti ti uccideranno".
Se dici la verità alle persone ti tirano le pietre.
Ma la verità (oltre a fare male, come sapeva la Caselli a suo tempo) è l'unica cosa che "libera".
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#45   25 Aprile 2007 - 19:02
 
Sì, Songofthesybil la verità ci rende liberi. Quante volte, tuttavia, crediamo di averla raggiunta mentre abbiamo invece solo spostato i confini della prigione? o allestito un diverso scenario all'interno?
Comunque la tua posizione è chiarissima, e condivisibile. Almeno in parte. Ciò che invece non condivido è il fatto di "salvare" per forza i vicini che, comunque, pazze o non pazze, sono un branco di stronzi, il più delle volte. Ricordiamoci sempre che la prima delle guerre è quella che avviene nei nostri micro-ambienti quotidiani, nelle famiglie (non a caso le violenze alle donne avvengono in grande percentuale all'interno delle mura domestiche) e nei condominii, primo luogo di esercizio di poteri ma pure di indifferenze.
A me stanno lasciando piovere in casa da due anni, senza preoccuparsi dei risultati, felicemente rintanati nei loro appartamentini che non hanno un fatiscente terrazzo sopra i soffitti. E per loro sono la rimpiscatole, quella che fa spendere i soldi se l'acqua continua a pioverle sulla testa, quella fastidiosa...
e non sono pazza, non sono stata in un manicomio.
Si trovano cadaveri negli appartamenti, belli putrefatti da mese, e i vicini "non se ne sono accorti". Insomma, questo tanto per dire che comunque l'avversione e l'indifferenza sono strumento caratteristico della nostra civilissima società (un anno fa una donna, al mercato, era stesa a terra, la borsa aperta e i le sue cose sparpagliate ovunque. e la gente che faceva? la scavalcava...). Quindi il problema - può piacere o meno - sta anche nel fatto che ce ne freghiamo del prossimo, a maggior ragione di una vecchietta stralunata, disordinata e forse antipatica.
Comunque, posso farti una domanda: ma che ti ha fatto quella poveraccia?
comunque ogni volta riesce a scaldare gli animi di tutti, questo bisogna riconoscerlo...

Ti faccio un'altra domanda: se un ragazzino down prende a sprangate un genitore (è accaduto, in passato) si dice solo che è un povero bambino con il canale del cuore aperto? che sono stronzi solo gli altri?
non si possono usare due pesi e due misure.
peraltro non voglio continuare a difendere la Merini, bastaa...
si trattava solo di far notare come ANCHE i pazzi abbiamo una sensibilità e come l'indifferenza dei vicini sia ormai la consuetudine (chi abitasse nel palazzo felice del Mulino Bianco è pregato di avvisarmi).
A volte temo che possa opiacere il fatto di essere contro, di essere antipatici, provocatori, scomodi. Un po' come la Merini, non ti pare?
p.s. comunque io vorrei stare nell'ala Nord della casa, ma l'erba gatta non mi va. Avresti qualche altra pietanza, nel caso?
Un caro saluto a te.

E un saluto a pessimesempio . Tranquilla, a volte si sembra tranchant anche se non si ha quell'intenzione. "Io ho sempre molto pudore ad accosatrmi a situazioni di questo tipo e mi astengo sempre da qualsiasi forma di giudizio". Ecco, questa è una bellissima posizione.,
Anche se qui cerchiamo, in un mare di limiti, il confronto libero.
a presto, spero.
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#46   26 Aprile 2007 - 08:25
 
Quanta rabbia. La Merini non mi ha fatto niente, la stavamo tutti usando, indebitamente, e me ne scuso, come esempio. Si parlava di trovare il modo di essere caritatevoli in maniera costruttiva. Costruttiva per lei, non per me. Invece di dare uno psicofarmaco, o di dire quello che già pensa ("i vicini sono degli stronzi etc."), dare una chiave che aiuti a vedere che una via di uscita c'è, da questo inferno, e sta dentro, non fuori. Se non cambi mai i fattori dell'equazione, non cambierai mai il risultato. "Prova a cambiare tu e vedi che succede. Sorridi alla persona imbronciata. Dì buon giorno a chi si sta voltando dall'altra parte. Piccole cose." Anche io conosco i condomini, non vivo sulla luna. Le persone sono quello che sono e la pochezza e l'egoismo e l'indifferenza sono la normalità. Ma non sono la fine del mondo. Non si sta combattendo qualche epica battaglia. Non esageriamo. Non saliamo sulle barricate per ogni stronzata. Mi spaventa questa prontezza alla rabbia e all'indignazione. Questa voglia irrefrenabile di lavare i torti subiti col sangue. Io sono per la diplomazia, per il compromesso. I tuoi vicini sono degli stronzi. Tutti? Indistintamente? Non ci sono delle eccezioni? Chi più chi meno? Magari anche loro soffrono, sono solo stanchi, delusi, incazzati? Magari anche loro, vanno a giornate, come tutti? L'alternativa non è fra il Mulino Bianco e L'Inferno Totale. Ci sono gradazioni, vie di mezzo, piccoli risultati che si possono ottenere con un pò di buona volontà. Sarà poco eroico, non soddisferà la voglia di vedere la giustizia trionfare e i cattivi bruciare fra le fiamme eterne, pungolati nelle chiappe da diavoli vendicatori, ma è quello che ci è dato. Beati sono i costruttori di pace.
Per quel che riguarda i Down con le spranghe, non so che dire.
Per il tuo problema condominiale esiste la "procedura d'urgenza", che qualsiasi giudice ti da entro una settimana, per fare riparare il tetto a spese del condominio. Vai dal giudice di pace, chiami la ditta, non c'è bisogno dell'assenso nè dell'amministratore nè dell'assemblea condominiale.
Comunque, mi sono divertita a chiacchierare con voi. Pace.
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